Comunicati stampa — 19 settembre 2011

PMI: ITALIA IN RITARDO, RECEPISCA DIRETTIVA SUI RITARDI DI PAGAMENTO

“La crisi economica e di sistema che attraversa l’Europa richiede provvedimenti politici tempestivi, perché le sue conseguenze sono ormai insostenibili per l’impresa, il lavoro e la stabilità delle nostre comunità”. A dichiaralo è Francesco De Angelis, deputato europeo del Pd e già relatore per la Commissione Industria della Direttiva di contrasto ai ritardi nei pagamenti, a margine della presentazione di una sua interrogazione scritta urgente alla Commissione europea.
 
 
 
“L’economia italiana ed europea – continua De Angelis – si regge sui 23 milioni di piccole e medie imprese europee, pari a più del 90% dell’intero volume di affari dell’Ue. Si tratta di un modello produttivo che non ha pari al mondo, e che tuttavia è più vulnerabile ai nefasti effetti della crisi dei mercati statunitense e asiatico. Bene ha fatto l’Ue, dunque, a spingere sull’acceleratore delle riforme a tutela delle PMI, perché rafforzare le PMI europee vuol dire rilanciare l’economia continentale” aggiunge l’esponente del Pd, per il quale “la Direttiva di contrasto ai ritardi nei pagamenti, definitivamente adottata dall’Ue nel gennaio 2011, stabilisce per la prima volta termini vincolanti e improrogabili per il pagamento del credito dovuto ai privati da parte delle amministrazioni pubbliche”.

 

“Ebbene, – continua De Angelis – a più di otto mesi dalla sua definitiva approvazione, la Direttiva di contrasto ai ritardi nei pagamenti è ancora lettera morta proprio in quello Stato membro, l’Italia, in cui più drammatico è il problema dei debiti contratti dalle pubbliche amministrazioni nei confronti delle PMI”. “Per questa ragione – precisa l’eurodeputato – ho rivolto una interrogazione scritta urgente alla Commissione europea per sapere quali misure pratiche intenda intraprendere l’esecutivo di Bruxelles al fine di accelerare il percorso di trasposizione di quel testo nelle legislazioni degli Stati membri”. “L’Europa ha cominciato a fare la sua parte per rilanciare le politiche amiche dell’impresa – conclude De Angelis – ed è ora che i Paesi più riottosi, Italia in testa, ne facciano tesoro”.

 

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