Comunicati stampa — 1 marzo 2013

Gli ostacoli ad una Costituzione

f_de_angelisSalvare l’Euro e coordinare le politiche finanziarie per evitare in futuro nuove recessioni, riformare l’architettura istituzionale dell’Unione per renderla più funzionale alle sfide attuali e superare le sempre maggiori diffidenze euroscettiche rappresentano, oggi, i punti principali dell’agenda europea.

L´ambizioso tentativo di dotare l’Unione Europea di una sua base costituzionale ha vissuto una stagione particolarmente intensa di discussioni, proposte ed iniziative tra il 2001 ed il 2004. Il progetto di una Costituzione europea portava con sé l’obiettivo di rilanciare e rafforzare in chiave più che mai federale l’Unione, accrescendone ruolo, competenze e capacità d’azione.

Il testo finale del Trattato per una Costituzione europea fu firmato a Roma il 29 ottobre 2004, mentre l’entrata in vigore era prevista per il 1° novembre 2006, a completamento dei processi di ratifica da parte di tutti gli Stati membri, secondo le rispettive procedure costituzionali.

I referendum con esito negativo tenutisi in Francia ed Olanda nel 2005, come viatico alla ratifica in quei Paesi, si rivelarono però decisivi per il fallimento del tentativo di conferire all’Europa un fondamento costituzionale. Il ‘no’ di Francesi ed Olandesi, infatti, indusse anche altri Stati membri a sospendere i processi di ratifica avviati.

Ne derivò una fase di ripensamento, condizionata anche dalle nuove dinamiche politico-diplomatiche sul piano internazionale e dallo storico allargamento ad Est dell’Unione.

Pur con qualche difficoltà, come, ad esempio, quelle riguardanti il referendum in Irlanda, tale fase condusse alla stesura del Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009. Esso rappresenta, di fatto, lo strumento per governare l’Unione allargata a 27 Stati e riprende gran parte dei contenuti del Trattato costituzionale.

La crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008 ha però scosso l’Unione Europea dalle fondamenta ed ha imposto all’ordine del giorno problemi scottanti e più urgenti. Salvare l’Euro e coordinare le politiche finanziarie per evitare in futuro nuove recessioni, riformare l’architettura istituzionale dell’Unione per renderla più funzionale alle sfide attuali e superare le sempre maggiori diffidenze euroscettiche rappresentano, oggi, i punti principali dell’agenda europea.

Di fronte a tali sfide, ed alle connesse trasformazioni sociali a livello globale, appare evidente come gli ordinamenti nazionali si rivelino sempre meno adeguati, per dimensioni, risorse e strategie, a svolgere un ruolo guida. Ed ecco perché la nostra meta è e resterà quella degli Stati Uniti d’Europa, intesi come costruzione destinata a garantire ai popoli europei non solo una condizione di pace solida e durevole, ma anche di progresso, in uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia che accresca i livelli di solidarietà e cooperazione tra questi stessi popoli. In tale ottica, è oggi più che mai necessario compiere un salto di qualità ed offrire gradualmente ai cittadini europei la possibilità di essere loro, attraverso meccanismi elettorali e democratici, ad indicare coloro i quali debbano sedere ai vertici delle istituzioni europee, rappresentino l’Europa ed assumano le decisioni che riguardano tutti. L’obiettivo è, dunque, quello di un Parlamento europeo dotato di pieni poteri, ma anche di un Governo federale con un Presidente espressione di una maggioranza politica ed eletto direttamente dai cittadini europei.

L’orizzonte, quindi, era e rimane il federalismo europeo dei Padri fondatori riuniti a Ventotene. Di conseguenza, anche il progetto di Costituzione europea, che, però, ai simboli tradizionali delle liturgie statuali (bandiera, inno, ecc.) anteponga questioni sostanziali: il rafforzamento del potere di iniziativa del Parlamento europeo ed un vero Governo federale, ma anche una maggiore integrazione dei popoli europei ed il potenziamento della dimensione di politica estera dell’Unione, in modo tale che le decisioni siano assunte in misura sempre maggiore a Bruxelles e minore nelle singole capitali.

La congiuntura attuale non è di certo favorevole. In un momento così delicato ci troviamo nel bel mezzo dei durissimi negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, con una legislatura parlamentare in dirittura d’arrivo, un’opinione pubblica europea disincantata ed un contesto economico e finanziario che inquieta. Bisognerà attendere l’esito del voto di settembre in Germania, l’insediamento di un nuovo Parlamento europeo ed il raggiungimento di un accordo definitivo sul futuro delle politiche UE per capire come ridare vigore al progetto degli Stati Uniti d’Europa. Ma la valenza politica del testo di Trattato costituzionale, ovvero il rilancio ed il rafforzamento in senso federale dell’Unione Europea, non potrà di certo essere dimenticata. È necessaria una nuova architettura istituzionale, ed è evidente che da questa dipenderà una nuova e condivisa sovranità europea: il punto di partenza per un nuovo inizio.

da SocailNews

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