La scorsa settimana il Parlamento europeo è stato chiamato a pronunciarsi sul futuro di uno dei pilastri della Strategia UE2020, ovvero la lotta al cambiamento climatico. Con un voto inaspettato, tuttavia, l’assemblea ha respinto la riforma del sistema di calcolo e attribuzione delle emissioni industriali.

Newsletter "l'Europa utile" — 23 aprile 2013

Newsletter “l’Europa utile” 02-2013


Il futuro del pianeta prima di tutto

etsLa scorsa settimana il Parlamento europeo è stato chiamato a pronunciarsi sul futuro di uno dei pilastri della Strategia UE2020, ovvero la lotta al cambiamento climatico. Con un voto inaspettato, tuttavia, l’assemblea ha respinto la riforma del sistema di calcolo e attribuzione delle emissioni industriali. In poche parole, gli eurodeputati hanno rigettato un testo che, se adottato, avrebbe rilanciato le politiche di contrasto al cambiamento climatico. Ho fortemente sostenuto il testo proposto dal collega tedesco Groote, e ciononostante la Relazione parlamentare non ha raccolto il parere favorevole della maggioranza dei deputati europei.

Provo a spiegarmi meglio: tutto nasce dal cosiddetto ETS. Lo Schema Europeo per le Emissioni di CO2 (ETS) è stato creato nel 2005 al fine di ridurre il volume delle emissioni di gas a effetto serra del 21% entro il 2020. Le aziende ricevono o acquistano crediti messi all´asta dagli Stati. Un credito corrisponde a una tonnellata di emissioni di CO2. A partire dal 2008, la crisi economica ha ridotto i consumi industriali e il prezzo delle quote di emissioni è sceso sensibilmente, mettendo a repentaglio il funzionamento dell´intero sistema ETS.

La proposta della Commissione europea di congelare la messa all´asta di una parte delle quote per farne aumentare artificialmente il prezzo, denominata “backloading”, è stata respinta di misura dal Parlamento europeo lo scorso 16 aprile: 334 deputati hanno votato a favore, 315 contro e 63 si sono astenuti.

L´assemblea di Strasburgo ha rigettato la proposta della Commissione europea, salvo poi al momento del dunque decidere di rinviare in Commissione Ambiente la discussione sulla proposta poco prima rigettata.

Il testo, quindi, tornerà in Commissione Ambiente del Parlamento europeo che è incaricata di redigere un nuovo rapporto parlamentare, e tuttavia rimane il fatto che senza questa riforma del sistema delle emissioni l’intera agenda climatica europea rischia di saltare.

Ad esultare per l´esito del voto sono state sopratutto le grandi industrie dell’arco Mediterraneo. A questo proposito, la posizione ostile assunta da una parte del comparto industriale italiano sulla revisione delle scadenze per le aste ETS è figlia di interessi settoriali di corto respiro. Invece di sondare le enormi potenzialità della green economy, a cui tutti mercati industriali europei di punta si stanno rivolgendo, alcune grandi realtà industriali italiane sono sembrate più inclini a preservare un modello produttivo fortemente inquinante e allo stesso tempo miope perché scarsamente competitivo non solo in Europa, ma anche nel rapporto con i più evoluti mercati Statunitensi e Asiatici.

Per il momento ha prevalso la destra europea, e con lei le spinte alla deregulation anche in materia di politiche per l’ambiente. Ma il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente che si tiene proprio in questi giorni, e le prossime mosse del Parlamento europeo, andranno nella direzione di un più netto e severo impegno per il rilancio degli obiettivi dell’agenda climatica europea. Non è solo una questione di politiche ambientali, ma del futuro stesso del modello produttivo e sociale europeo.

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La settimana in pillole – 15-18 aprile 2013

plenariaArgomenti principali della Seduta plenaria tenutasi dal 15 al 18 aprile 2013:

Sistema di Scambio delle Emissioni (ETS)
Martedì 16 aprile i deputati europei si sono espressi contro il blocco della messa in vendita di una parte delle quote di emissioni di Co2, prevista per aumentare artificialmente il prezzo dei “permessi di inquinare”. La proposta di congelamento dei prezzi, denominata “backloading”, è stata respinta con una strettissima maggioranza. Coloro che sostenevano la proposta ritengono che l´aumento del prezzo per le emissioni di Co2 avrebbe favorito la transizione verso un´economia verde. Ora il rapporto ricomincerà il suo iter parlamentare in Commissione Ambiente. Testo legislativo

Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per la Merloni S.p.A.
Il Parlamento europeo ha dato il via libera allo sblocco di oltre 5 milioni di euro per gli operai in esubero della Antonio Merloni S.p.A., azienda produttrice di elettrodomestici con sedi in Umbria e Marche. Il FEG aiuterà i 1.517 operai interessati attraverso indennità e progetti di riqualificazione professionale e tutoraggio nella ricerca di un nuovo impiego. Testo legislativo

Risoluzione annuale del Parlamento sulla Banca Centrale Europea (BCE)
Alla presenza del Presidente della BCE Mario Draghi, il Parlamento europeo ha discusso la Relazione annuale sull´operato della Banca centrale incaricata dell´attuazione della politica monetaria nell´Eurozona. Gli eurodeputati hanno esortato la BCE a fare di più affinché il basso costo del denaro offerto alle banche sia trasferito effettivamente all´economia reale, generando così un aumento del credito per le imprese e per i privati. Testo risoluzione

Ungheria: dibattito sulle modifiche costituzionali
Discussione sulle recenti modifiche costituzionali apportate dal governo ungherese. I deputati hanno espresso seri dubbi sulla compatibilità di tali modifiche con il diritto dell´Unione Europea.
Magistratura Dir. fondamentali Media Stato di diritto

Cipro: dibattito sul piano di salvataggio
Aspre critiche hanno accolto in aula il Commissario per gli Affari economici Olli Rehn sulla gestione e successiva comunicazione del piano di salvataggio di Cipro. Hannes Swoboda, capogruppo S&D, è arrivato a chiedere lo scioglimento della troika che si è occupata della vicenda, composta da Commissione, BCE e Fondo Monetario Internazionale. Video del dibattito

Intervento del Presidente Irlandese Michael D. HIggins
Nella mattinata di mercoledì 17 aprile è intervenuto in aula il Presidente Higgins che ha posto come obiettivo primario per il semestre di presidenza irlandese del Consiglio la lotta alla disoccupazione giovanile. Video dell’intervento

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L’Europa al fianco dei lavoratori colpiti dalla crisi

merloniIl Parlamento europeo ha dato il via libera all´utilizzo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), richiesto da una delle maggiori aziende italiane produttrici di elettrodomestici, la Merloni S.p.A., e dalla Agile S.r.l., azienda informatica. Il FEG, che ha una dotazione complessiva di 500 milioni di euro l’anno, è stato istituito per fornire un sostegno supplementare a quei lavoratori licenziati a causa dei mutamenti del mercato globale negli ultimi anni.

Delocalizzazione, crisi economica e finanziaria hanno infatti portato alla chiusura di centinaia di stabilimenti produttivi nel territorio europeo, mettendo in mobilità migliaia di operatori del settore industriale.

Il FEG, che ha come destinatario finale il singolo lavoratore e non l´azienda, è utilizzato come indennità di mobilità, ma anche per l´assistenza e il tutoraggio nella ricerca di un nuovo impiego e per promuovere lo spirito imprenditoriale attraverso una formazione e riqualificazione personalizzata.

Istituito con l´accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea per assistere i lavoratori licenziati a causa della delocalizzazione, ha visto ampliarsi il suo ambito di applicazione anche ai lavoratori in esubero come conseguenza della crisi economica e finanziaria in atto.

In Italia centrale hanno già usufruito del FEG nel 2008 1.558 operai in esubero del settore tessile nella zona di Prato e 502 operatori di varie industrie motociclistiche romagnole nel 2012. Il contributo di oltre 5 milioni di euro fornito ai 1.517 lavoratori in esubero della Merloni S.p.A., dopo la chiusura degli stabilimenti in Umbria e nelle Marche, sarà in assoluto il più alto di questo genere mai concesso ad un´industria italiana.
Testo legislativo Storico dei Fondi europei di adeguamento alla globalizzazione concessi o richiesti da aziende italiane

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Balcani: l’inizio di una nuova era?

balcaniIl 1° luglio 2013, data dell´ingresso ufficiale della Croazia nell´Unione Europea, rappresenterà una svolta storica per quella che fino ad alcuni anni fa era la tormentata regione dei Balcani. Il percorso di adesione che sta procedendo speditamente anche per altri Paesi della regione, è il segno tangibile di una regione in profondo mutamento. Aderire all´Unione Europea, infatti, implica il rigoroso rispetto dei parametri giuridici, economici, istituzionali e politici degli altri Stati membri. Dall´inizio degli anni 2000, sotto indicazione della Commissione europea, Paesi come la Croazia, la Serbia, il Montenegro e la Macedonia hanno iniziato un processo di grandi riforme in particolare nel campo della giustizia, della tutela delle minoranze etniche e religiose e della lotta alla corruzione.

Nel corso della plenaria, gli eurodeputati hanno fatto il punto Paese per Paese:

Croazia
Domenica 14 aprile si sono tenute le prime elezioni per il Parlamento europeo nella storia della Croazia. Lo spoglio dei voti ha assegnato la vittoria al partito di opposizione dell´Unione cristiano democratica (Hdz) con il 33,1% dei consensi, ottenendo 6 dei 12 seggi cui Zagabria ha diritto; il partito socialdemocratico (Sdp), attualmente al governo, ha avuto 5 seggi pari al 31,5% dei voti; un seggio anche per il Partito laburista con il 5,7%. Il dato più allarmante, però, resta quello relativo all´affluenza: si è effettivamente recato alle urne solo il 20,7% degli aventi diritto. Testo

Serbia
La Serbia ha acquisito lo status di candidato a Stato membro il 1° marzo 2012, ed entro giungo 2013 dovrebbe iniziare i negoziati ufficiali per il suo ingresso nell´Unione. Dopo i passi in avanti fatti in termini di riforme della giustizia e di lotta alla corruzione, lo scoglio maggiore resta la gestione dei rapporti con il Kosovo. A questo proposito, lo storico accordo per la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, raggiunto proprio la scorsa settimana a Bruxelles, rappresenta una svolta importante per l´adesione all´UE della Serbia. Testo

Montenegro
Il Montenegro, candidato a Stato membro già dal dicembre 2010, è l´unico Paese dei Balcani per il quale sono stati aperti i negoziati ufficiali per l’adesione all´UE. I negoziati, iniziati il 29 giugno 2012, hanno evidenziato la necessità di compiere passi in avanti in materia di riforma della giustizia, garantendo una maggiore indipendenza della magistratura, e per quanto riguarda la tutela della libertà di stampa. Testo

Macedonia
La Macedonia ha realizzato il 75% degli obiettivi richiesti per entrare nell´UE, ma nonostante sia candidata dal dicembre del 2005 non sono stati ancora avviati i negoziati ufficiali. Lo scoglio maggiore rimane la questione del nome. La Grecia, infatti, si oppone al pieno ingresso nell’UE dello Stato balcanico, fin quando questo porterà lo stesso nome dell´importante regione greca di frontiera. Testo

Kosovo
Il Kosovo ai sensi della Risoluzione ONU 1244 del Consiglio di Sicurezza del 1999 ha iniziato a istituzionalizzare i rapporti con l’Unione europea, ma le sue prospettive di adesione dipendono strettamente dal riconoscimento della sua indipendenza da parte di tutti gli Stati membri. Da questo punto di vista lo storico accordo raggiunto la scorsa settimana a Bruxelles, al termine del decimo round di negoziati, tra il Primo ministro serbo Dacic e il suo omologo kosovaro Thaci rappresenta un grande passo in avanti. L´accordo punta a normalizzare i rapporti bilaterali tra i due Paesi. Testo

Nota: per il momento, i testi dei rapporti sono disponibili soltanto in lingua inglese.

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Se l’Ungheria abbandona i valori europei

viktor_orbanLa scorsa settimana, ricorrenza del 70° anniversario della rivolta del ghetto di Varsavia, le autorità politiche e istituzionali di tutta Europa hanno ricordato l’ignominia delle leggi razziali. E tuttavia c’è un Paese tra i 27 Stati membri che sembra tollerare, se non addirittura assecondare, la recrudescenza delle peggiori pulsioni antisemite. Questo Paese è l’Ungheria e la sua pericolosa involuzione costituzionale è stata oggetto di un acceso dibattito nell’aula plenaria di Strasburgo.

Stiamo ai fatti: la nuova Costituzione ungherese entrata in vigore il 1° gennaio 2012 riconosce una posizione di dominio politico ai partiti conservatori vicini al premier Viktor Orban, e in particolare al partito cristiano-nazionalista Fidesz. Attraverso la ridefinizione dei collegi elettorali, infatti, il Fidesz innanzi tutto si assicura per i prossimi anni un numero di eletti in Parlamento sufficiente a sbarrare il passo a ogni ulteriore ipotesi di revisione costituzionale. Nello specifico, poi, la Commissione europea si è già espressa sulle nuove disposizioni costituzionali, ritenute incompatibili con il diritto comunitario per quanto riguarda la disciplina delle relazioni con la Banca Centrale, le riforme dell’impianto giudiziario, e la libertà ed indipendenza dei media.

Su questo preoccupante conflitto inter-istituzionale (nel 2012 la Commissione ha già avviato procedura di infrazione nei confronti delle autorità ungheresi), però, se n’è ormai innestato anche un altro, tutto interno alla politica ungherese: quello tra destre di governo da una parte, e destre di opposizione dall’altra. L’inaspettata affermazione del partito ultra-cristiano Jobbik alle elezioni europee del 2009, infatti, ha indotto i due partiti di governo (i conservatori del Fidesz e il partito cristiano-democratico) a radicalizzare le posizioni verso le minoranze etniche e religiose del Paese, in una folle rincorsa al voto conservatore e nazionalista.

L’esito è presto detto: nel corso degli ultimi mesi e anni, il governo Orban ha iniziato a flirtare con le peggiori pulsioni antisemite e omofobe, fino a spingersi addirittura ad attribuire pubblici riconoscimenti al leader di un gruppo nazi-rock e allo speaker di una radio cristiano-fondamentalista che propone la schedatura degli individui che fanno riferimento a una delle tante minoranze etniche e religiose del Paese. Di tutti gli Stati membri, inoltre, l’Ungheria è quello che nel 2012 ha registrato il più marcato aumento di violenze a sfondo anti-semita, pur rappresentando gli ebrei ungheresi addirittura meno dello 0,1% della popolazione (12,000 su circa 10 milioni di ungheresi).

Il dibattito parlamentare non ha riguardato l’esplosione dell’antisemitismo e del razzismo, concentrandosi piuttosto sulle incongruenze tra nuova Costituzione e diritto dell’UE. Ma non vi è dubbio che sia urgente mettere il governo Orban alle strette; una riforma costituzionale incompatibile con il diritto comunitario e la compiacenza verso le posizioni razziste dell’opposizione di estrema destra rischiano di far precipitare il Paese verso un pericoloso isolamento politico. Anche per questo, l’invito rivolto dal Presidente dei liberal-democratici europei Guy Verhofstadt affinché l’UE ricorra all’articolo 7 del Trattato che autorizza le sanzioni, tra cui la sospensione dal diritto di voto in Consiglio, è allo stato attuale l’ultima risorsa rimasta per far valere le ragioni dell’Europa. Video del dibattito

Testi discussi in aula: Magistratura Dir. fondamentali Media Stato di diritto

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