Le tradizionali organizzazioni criminali hanno negli anni progressivamente esteso il proprio raggio d’azione a livello internazionale, sfruttando l’apertura delle frontiere interne all’Unione Europea, la globalizzazione e le nuove tecnologie. In questo modo, hanno stretto legami con gruppi criminali di altri Paesi e si sono, con essi, spartiti mercati e zone d’influenza.

Newsletter "l'Europa utile" — 18 giugno 2013

Newsletter “l’Europa utile” 04-2013


Come contrastare criminalità organizzata e corruzione a livello europeo

iacolinoLe tradizionali organizzazioni criminali hanno negli anni progressivamente esteso il proprio raggio d’azione a livello internazionale, sfruttando l’apertura delle frontiere interne all’Unione Europea, la globalizzazione e le nuove tecnologie. In questo modo, hanno stretto legami con gruppi criminali di altri Paesi e si sono, con essi, spartiti mercati e zone d’influenza.

In una situazione di crisi economica come quella attuale, la criminalità organizzata ha sviluppato altre modalità operative quali la contraffazione di beni di consumo di uso corrente come alimenti e prodotti farmaceutici, tratta di esseri umani, frode e riciclaggio di denaro. Tutto ciò ha, ovviamente, un effetto devastante sui diversi Stati membri. In proposito, la Commissione Europa stima che il reddito globale derivante da attività criminali ammonta al 3,6% del PIL mondiale, mentre la corruzione nell’UE costa circa l’1% del PIL comunitario.

La settimana scorsa il Parlamento ha fatto un passo in avanti, dimostrando come di fronte a fenomeni di questa portata l’assemblea elettiva dell’Ue rinnova il suo impegno.

Da quando è stata istituita il 14 marzo del 2012, la Commissione speciale europea sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro, ha lavorato a stretto contatto con esponenti del mondo accademico, della magistratura, delle forze di polizia, delle amministrazioni nazionali e della società civile, svolgendo, inoltre, visite in aree dove il problema è particolarmente avvertito (Belgrado e Palermo tra tutte).

Dopo un periodo di valutazione, la Commissione ha presentato lunedì scorso a Strasburgo una Relazione nella quale vengono individuati una serie di strumenti e misure da adottare a livello europeo per contrastare il fenomeno. Nello specifico, il Parlamento invita la Commissione a presentare una proposta legislativa volta a istituire un programma di protezione dei denuncianti che dovrebbe coprire anche i testimoni e gli informatori. Entro settembre, inoltre, i deputati auspicano che sia presentata la proposta per la creazione della tanto attesa Procura europea e che venga presto elaborata una definizione condivisa del concetto di criminalità, al fine di definire chiaramente il nemico da combattere. Allo stesso tempo, si ribadisce la necessità di abolire il segreto bancario per confiscare le risorse finanziarie della criminalità organizzata, risorse che potrebbero essere reinvestite dagli Stati membri a fini sociali. Infine, si chiede che chiunque sia condannato per reati di questo genere sia escluso per almeno 5 anni da qualsiasi appalto pubblico europeo e dalla partecipazione alle elezioni europee.

“Considerato il carattere internazionale delle nuove forme di criminalità organizzata e gli effetti che tali attività illecite hanno sulle nostre economie – ha affermato Francesco De Angelis – è necessario compattare gli sforzi nazionali, rafforzando la cooperazione transfrontaliera anche a livello giudiziario”. Testo

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Strasburgo: la settimana in pillole – 10-13 giugno 2013

plenariaLatte per bambini e alimenti a fini medici
A Strasburgo si è deciso che per tutelare i consumatori dovranno essere meglio definite le etichette relative al contenuto dei cibi. Questo per consentire al consumatore di scegliere chiaramente tra cibi di uso corrente e cibi destinati a categorie specifiche come il latte per i bambini e i cibi a fini medici. Testo

Stati Uniti e Datagate
Condanna da parte del Parlamento Europeo al programma segreto di sorveglianza PRISM del governo americano volto alla raccolta di dati internet degli utenti. I leader dei vari gruppi rappresentati in Parlamento si sono anche chiesti se l’azione del governo statunitense sia da ritenersi o meno lesiva della privacy dei cittadini europei. Video

Pacchetto asilo
Dopo dieci anni si è deciso di cambiare la regolazione europea relativa al sistema di asilo. Con le nuove norme, che dovrebbero entrare in vigore nella seconda metà del 2015, non solo si cerca di uniformare la pratica a livello europeo, ma anche di garantire ai richiedenti norme di protezione più efficaci ed efficienti.
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Aiuti agli indigenti
Circa 120 milioni di cittadini europei sono a rischio di povertà o di esclusione sociale, una situazione aggravata dall’attuale crisi economica. Mercoledì il Parlamento Europeo ha detto no alla riduzione di un miliardi di euro prevista per il Fondo europeo destinato alla tutela di questa particolare categoria di cittadini. Grazie all’impegno del Parlamento, il Fondo per gli indigenti vedrà le proprie risorse attestarsi a 3,5 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, diversamente dai 2,5 previsti. Testo

Accesso alle informazioni pubbliche
Da oggi le aziende private potranno usare le informazioni pubbliche più facilmente e a costi più bassi o addirittura gratuitamente. Secondo il Parlamento Europeo questo contribuirà al rilancio dell’economia, poiché le aziende potranno usare i dati per proporre ai clienti servizi e applicazioni. Testo

Più chiarezza nei pagamenti in favore di governi
Con la decisione presa dal Parlamento Europeo martedì scorso, le grandi compagnie petrolifere, di gas, minerarie e forestali saranno obbligate e rivelare i dettagli dei loro pagamenti in favore dei governi per ogni progetto di estrazione. L’autrice della Relazione si auspica che in futuro tale obbligo venga esteso a tutto il settore industriale per favorire appieno la governance, combattere la corruzione e permettere agli investitori di fare scelte più consapevoli. Testo

Elezioni europee 2014
A Luglio la Croazia entrerà nell’Unione e avrà diritto a 6 seggi in Parlamento. Inoltre, con il Trattato di Lisbona si era deciso di ridurre i seggi in Parlamento da 754 a 751. A questo punto, per accogliere i deputati croati e far quadrare i conti, alle prossime elezioni europee dodici Stati membri perderanno un seggio e a nessuno Stato ne saranno assegnati altri. Testo

Situazione turca
La Turchia è candidata all’ingresso nell’Unione ed il Parlamento ha seguito con grande attenzione i recenti tumulti nel Paese. Giovedì a Strasburgo è stata votata una Risoluzione nella quale si esprime preoccupazione per l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia turca in reazione a quella che era iniziata come una protesta pacifica, si plaude al ruolo di mediatore svolto dal Presidente della Repubblica Gűl e si invita il Primo Ministro Erdogan ad adottare “una posizione unificante e conciliante” per il bene del Paese. Testo

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Asilo: maggiore protezione per gli immigrati e per lo Stato

asiloNel 2012 le domande di asilo presentate nell’Unione ammontavano a circa 332.000, ben 30.000 in più rispetto al 2011. Il 90% del totale dei richiedenti faceva domanda per la prima volta, mentre solo il 10% l’aveva già presentata in passato. Il richiedente asilo tipico è uomo, tra i 18 e 34 anni e con nazionalità extracomunitaria. Nello specifico, in Italia tra i richiedenti figurano al primo posto coloro che provengono dal Pakistan (15%), seguiti da Nigeria (10%) e Afganistan (9%).

La settimana scorsa, il Parlamento Europeo ha dato il via libera al nuovo sistema europeo di asilo. Infatti, l’ultima modifica al sistema risale a ben dieci anni fa con l’approvazione del Regolamento di Dublino.

Il regolamento di Dublino mirava a determinare con rapidità lo Stato membro dell’Unione competente ad esaminare una domanda di asilo e prevedeva il trasferimento del richiedente nello Stato in questione, che solitamente era lo Stato dell’Unione cui il soggetto aveva messo piede per la prima volta. Tuttavia, negli anni, il regolamento ha mostrato tutta la sua inadeguatezza ed è stato da più parti criticato. Infatti, sia il Consiglio Europeo per i Rifugiati (ECRE) sia l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) hanno spesso espresso le loro perplessità circa le norme in vigore, rilevando non solo ampie divergenze nelle modalità di applicazione del regolamento nei diversi Stati dell’Unione, ma anche l’incapacità di garantire protezione ai soggetti richiedenti in attesa.

In generale, tra i principali miglioramenti apportati dal nuovo pacchetto approvato la settimana scorsa a Strasburgo figurano l’imposizione agli stati membri di scadenze specifiche comuni per prendere in esame le domande di asilo (sei mesi, con alcune eccezioni); l’adeguata formazione del personale addetto all’analisi delle pratiche; disposizioni ad hoc per rispondere ad esigenze particolari come quelle dei richiedenti asilo minori non accompagnati e di altri soggetti ritenuti vulnerabili. Nello specifico, invece, è stata affrontata la questione delle condizioni minime di accoglienze che prevedono una valutazione medica e psicologica tempestiva delle esigenze dei richiedenti asilo; un accesso rapido al mercato del lavoro e il trasferimento in appositi centri di detenzione se i richiedenti asilo sono detenuti.

A livello europeo, inoltre, secondo le nuove regole, i richiedenti asilo non potranno essere trasferiti verso altri Stati membri in cui sussista il rischio di trattamenti inumani o degradanti; sarà istituito un meccanismo di allarme rapido per far fronte ai problemi nei sistemi nazionali d’asilo prima che diventino situazioni di crisi; le forze di polizia avranno accesso alle impronte digitali dei richiedenti asilo della banca dati Eurodac, per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata che sempre più spesso cercano di sfruttare in maniera illecita il sistema di asilo per far entrare, utilizzando identità fittizie, loro affiliati nell’Unione senza che risultino precedenti penali a loro carico.

Le nuove norme dovrebbero entrare in vigore nel secondo semestre del 2015. StatisticheTesto

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Investire nel capitale umano per rilanciare l’Europa

fseLo scorso 17 giugno il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, ha interrogato la Commissione europea sul documento strategico “Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione”.

Con questo documento, pubblicato lo scorso febbraio, la Commissione aveva esortato gli Stati membri a dare priorità agli investimenti sociali e a modernizzare i propri sistemi di protezione sociale, attraverso strategie d’integrazione attiva e un uso più efficiente delle risorse destinate al sociale.

Il Parlamento europeo ha voluto evidenziare sopratutto i persistenti problemi riguardanti la disoccupazione giovanile, il contrasto alla povertà e il sostegno alle piccole e medie imprese (PMI), nell’ottica di un migliore e più efficiente utilizzo del Fondo Sociale Europeo (FSE).

Per il Parlamento sono più che mai necessari investimenti sociali adeguati e ben mirati per far ripartire l’economia europea, promuovere l’occupazione e migliorare le competenze della forza lavoro, aumentando così la competitività dell’UE. Gli investimenti sociali vanno quindi caldamente incoraggiati come parte delle politiche economiche e occupazionali degli Stati membri, nonché integrati nel programma del semestre europeo.

Il Commissario per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione László Andor ha risposto ribadendo l’importanza degli investimenti per uscire dalla crisi e ha posto particolare attenzione – sempre nel rispetto degli attuali vincoli di bilancio – al capitale umano e alla coesione sociale in vista del raggiungimento degli obiettivi occupazionali, sociali e in materia d’istruzione della strategia Europa 2020. Secondo il Commissario, questa sarà anche l’occasione per gli Stati membri per modernizzare i sistemi di welfare e per introdurre una maggiore efficienza ed efficacia. Infine, come esempio di investimento sociale e di spesa a breve termine che porta rendimenti chiari nel lungo periodo, il Commissario Andor ha menzionato la nuova iniziativa per l’occupazione giovanile (Youth Guarantee).

Tutti gli aspetti sollevati, e in particolare proprio il tema dell’occupazione giovanile, saranno gli argomenti di discussione principali del prossimo Consiglio Europeo di fine giugno. Testo

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Turchia: gli Eurodeputati chiedono spirito di riconciliazione

Per il Parlamento europeo, il premier turco Erdogan deve assumere una posizione “conciliante e unificante” rispetto alla crisi politica in Turchia. E’ quanto approvato a larga maggioranza lo scorso giovedì a Strasburgo, all’indomani di un intenso dibattito con la responsabile della Politica estera e di sicurezza comune (PESC) Catherine Ashton sulle ripercussioni della crisi di Piazza Taksim sulla stabilità istituzionale della regione anatolica.

Sull’iniziativa del Parlamento europeo, ovvio notarlo, pesa l’inesorabile leggerezza della PESC, ancora oggi piegata agli interessi intergovernativi. Ma anche se la risoluzione parlamentare rappresenta niente più che un auspicio, ha un valore politico a maggior ragione in quanto è rivolta a uno Stato candidato all’adesione all’Ue dal 1999, e che dal 2005 ha registrato lo stop completo dei negoziati con Bruxelles.

La risoluzione chiede all’esecutivo di Ankara di procedere con saggezza e ponderazione nella gestione dell’ordine pubblico, sanzionando i manifestanti violenti ma punendo anche gli eccessi repressivi della polizia. E tuttavia è necessario precisare che la Turchia non è l’Egitto né la Tunisia, come ha avuto modo di ripetere nei giorni scorsi anche il Ministro degli Esteri Emma Bonino. Con i suoi limiti sul piano del rispetto di alcuni diritti fondamentali dell’individuo, e i ritardi nell’ammodernamento della macchina dello Stato e della giustizia, la Turchia rimane una repubblica democratica, dove il pluripartitismo e la libertà di assemblea non sono per ora messi in discussione. Ciò che cova nel ventre profondo della mezzaluna anatolica è piuttosto un moto di rigetto verso la piega islamista e confessionale della coalizione di governo, vista da molti come il tradimento bello e buono dei principi fondanti dello Stato turco incarnati nell’onnipresente immagine di Kemal Ataturk.

“La Turchia è da più di 10 anni un Paese candidato all’adesione – ha commentato De Angelis – e in più offre garanzie democratiche incomparabili rispetto al recente passato politico e istituzionale dei Paesi del Maghreb. Ma non per questo – ha concluso l’eurodeputato – l’Ue farà finta di non accorgersi degli eccessi repressivi che stanno avendo luogo a Istanbul, Ankara e negli altri maggiori centri urbani”. Testo

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