Comunicati stampa — 20 giugno 2013

De Angelis: l’alleanza che ci osteggia non può pretendere il nostro appoggio

francesco_de_angelisC’è chi sostiene, come l’ex sindaco Marini, che l’assemblea del Pd di domenica scorsa sia stata un teatri­no e chi, come il primo cittadino di Colle San Magno, Di Nota, che ormai tutte le “ferite” siano state “suturate”: cosa ne pensa?
«Siamo riusciti a trovare un punto di equilibrio e di garanzia per tutti. Adesso la parola passa al congresso. E poi basta con questa storia delle correnti perché tutti quelli che non vogliono le correnti il giorno dopo organizzano proprio le correnti la notte. Voglio ricordare che tre anni fa ho scelto Ignazio Marino, l’unico che proponeva nel documento congressuale lo scioglimento ed il superamento delle correnti».

Quali sono le vere motivazioni che hanno portato alla sfiducia di Sara Battisti, visto che le obiezioni delle note ufficiali paiono, in fin dei conti, pretestuose?
«Intanto la maggioranza che ha eletto la Battisti non c’era più. Noi siamo stati messi fuori da quella maggioranza.E non per nostra responsabilità. Lo ribadisco: noi siamo stati messi fuori da quella maggioranza».

Si riferisce all’asse fra Bersaniani e componente Scalia? Si spieghi.
«In quella maggioranza c’erano due componenti coalizzate. E’ un’alleanza che io non contesto. E’ stata un’alleanza contro di noi e non si può chiedere a noi di sostenerla. E’ stato così anche in questa campagna elettorale. Diciamo che c’è un’idea di partito che ci divide. Noi siamo per un partito aperto e non chiuso, per un partito che si apre alla forze migliori della società civile e che torni a vincere. Non abbiamo condiviso gli attacchi a Zingaretti in campagna elettorale. Perché, lo ribadisco, siamo per la costruzione di un centrosinistra largo: per questa stessa ragione non abbiamo condiviso gli attacchi ed i documenti contro Nicola Zingaretti in campagna elettorale. Mi sembra questa una buona ragione politica».

A proposito delle critiche all’allora candidato governatore, va detto che il tentativo di portare il sindaco di Broccostella Cippitelli nel centrosinistra è stato ricondotto a lei così come una certa parte dell’elettorato di quell’area sarebbe stata invitata a votare Buschini: è così?
«Non abbiamo avvicinato nessuna area moderata organizzata: questa è una menzogna. L’u­nico caso è Cippitelli ma Cippitelli è stata una scelta di Nicola Zingaretti, una scelta che io ho condiviso. Perché ritenevo giusto raccogliere nella lista civica del centrosinistra la società civile ed i delusi del centrodestra, quelli che non volevano votare più per Berlusconi. Devo dire che Cippitelli ha mostrato grande senso della responsabilità, ha fatto un passo indietro, non si è candidato ed ha votato per il Pd alla Regione, alla Camera ed al Senato. Così il nostro partito, che è sempre stato sotto il 10% a Broccostella, è diventato in quel comune il primo partito, superando il 35% dei voti. E Cippitelli ha fatto campagna elettorale d’intesa e con il sostegno unanime di tutta la sezione del Pd di Briccostella. Il resto sono favole e strumentalizzazioni. Poi vorrei dire un’altra cosa: mi viene da sorridere se penso che qualcuno mi ha rimproverato perché in campagna elettorale allargavo i consensi del Pd: per alcuni era un errore far votare per il Pd, per il centrosinistra e per Nicola Zingaretti. Non capisco perché alcuni uomini del centrosinistra che hanno deciso di votare per il Pd, vedi Pistilli e Materiale, sindaci di Fontana Liri e di castrocielo, non andavano bene perché votavano Buschini, mentre andavano bene tre anni fa quando votavano un altro candidato del Pd. O vanno bene sempre o non vanno bene mai. Io penso che vadano bene sempre».

Il senatore Scalia invitava ieri dalle colonne di altro giornale a superare le questioni personali ed a confrontarsi al congresso sulle idee e sui progetti e obiettava che non possono esser messi sullo stesso piano chi ha presentato una mozione di sfiducia e chi è stato costretto a difendersi: qual è la sua risposta?
«Niente di personale. Chi ha presentato la mozione di sfiducia l’ha presentata perché è stato messo fuori dalla maggioranza. In quella mozione c’era una forte ragione politica e, in ogni caso, quando una maggioranza non c’è più bisogna prenderne atto. Adesso liberiamo il campo da questa discussione: ho condiviso il documento che è stato approvato all’assemblea e adesso facciamo il congresso. Al congresso misuriamo il progetto ed il leader che guiderà il partito nei prossimi anni. Facciamo una discussione vera, facciamola sui contenuti e liberi dai vincoli di appartenenza. Il nostro congresso è un congresso che pate dal basso ed il tema del congresso non è Bersani, non è Renzi, non è D’Alema, non è Marino: il tema del congresso è il progetto politico del Pd nella nostra provincia. La nostra idea di partito e la nostra politica delle alleanze».

Risponde a verità che per il congresso provinciale esiste un accordo blindato tra il suo gruppo e Simone Costanzo? Se sì, pensa che la diversa origine culturale dei due gruppi possa tenere anche a lungo termine?
«Le differenze non ci sono più siamo tutti del Pd. Siamo tutti nel Pd. Non c’è dubbio che con Simone Costanzo e la sua area politica abbiamo condiviso e condividiamo un progetto di forte innovazione politica del Pd. Questo congresso aprirà una nuova fase, anche nelle dinamiche interne al Partito Democratico. Basta con gli schematismi e la cristallizzazione del dibattito politico al nostro interno».

Le questioni della politica italiana e, quindi, della scelta delle candidature a segretario nazionale, in che maniera si rifletteranno sugli assetti della provincia di Frosinone, visto che lei e Scalia potreste anche trovarvi a sostenere lo stesso leader?
«Se vogliamo superare le correnti dobbiamo liberarci da schemi e posizioni già precostituite e definite. E’ questo un messaggio che rivolgo a tutti quelli che dicono, solo a parole, che bisogna superare le correnti. Separiamo il congresso di federazione dal congresso nazionale. Adesso pensiamo alla nostra terra e discutiamo del progetto politico del Pd per la nostra terra. Poi al congresso nazionale discutiamo su cosa vuole essere il Pd. Penso sia questo il vero problema del partito. Dobbiamo darci una nostra carta d’identità, definire i nostri valori di riferimento, finire senza senza ambiguità i nostri valori di riferimento, il nostro profilo politico e la nostra collocazione internazionale».

La battaglia nel Cosilam contro Moretti e Gargano considerati vicini a Scalia fa il paio con la guerra in atto contro l’Adf? Perché un approccio così aggressivo degli uomini considerati a lei vicini?
«Della vicenda del Cosilam non mi occupo e non mi voglio occupare. Devono decidere i sindaci. Quello che a me preme è una battaglia forte ed incisiva sui costi della politica e sulla razionalizzazione delle spese pubbliche. Via gli enti inutili, che non servono a nulla e non realizzano nulla. Con il commissario Patrizi sono stato chiaro: commissariare tutti gli enti inutili in scadenza».

da L’Inchiesta di Giovedì 20 Giugno 2013

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