Comunicati stampa — 21 giugno 2013

Pd, correnti serpenti

de_angelisAdesso parlo io! L’eurodeputato Francesco De Angelis abbandona lo stretto riserbo in cui si è chiuso dopo l’Assemblea provinciale del Pd di domenica scorsa e decide di uscire allo scoperto dicendo la sua sulla difficile fase vissuta dal partito ciociaro. Lo abbiamo intervistato.

Onorevole, è entrato in assemblea deciso a sfiduciare la Segreteria Battisti e ne è uscito con un suo sostanziale commissariamento. Soddisfatto?
«Sì, sono soddisfatto. E’ stato raggiunto un punto di equilibrio e di garanzia per tutti. Adesso la parola passa al congresso e sarà il congresso a decidere il progetto e la leadership che guiderà il Pd in provincia di Frosinone nei prossimi anni».

Non si poteva proprio aspettare il congresso del prossimo autunno e la nuova Segreteria?
«Non si poteva traccheggiare ancora perché non c’erano più le condizione politiche».

Quali condizioni?
«La maggioranza che ha eletto il segretario della Federazione è venuta meno. E non per nostra responsabilità. Infatti siamo stati messi fuori da questa maggioranza. Noi l’abbiamo sostenuta lealmente, ma non si può continuare a chiederci di sostenere una maggioranza che ci esclude».

A che si riferisce, in quali occasioni si è sentito escluso?
«Da diversi anni c’è un’alleanza di due componenti. Sia chiaro: io non la contesto, ma è un’alleanza contro di noi. Dunque non si può chiedere proprio a noi di sostenerla. Le ragioni politiche sono venute meno e di questo se ne deve prendere atto».

L’intesa sulla doppia guida per la Federazione ciociara l’ha voluta o l’ha subita?
«L’intesa è il frutto del lavoro e dello sforzo unitario che tutti hanno compiuto. Il merito di quella intesa è di tutti. Non c’è nessuno che può rivendicare i meriti di questo risultato. E ne approfitto per augurare buon lavoro al neo presidente Antonino Scaccia».

Ma che cosa cambia ora nella gestione del partito con Scaccia presidente che affianca la segretaria Battisti?
«Cambia, cambia. C’è una gestione unitaria e di garanzia per tutti nel governo del Partito democratico, in una fase molto importante che ci porterà nei prossimi mesi al congresso della Federazione. Il documento approvato e le decisioni assunte sono una garanzia per tutti».

L’accordo raggiunto in extremis con la mediazione di Gasbarra non rischia di ingessare il Pd ciociaro per i prossimi mesi?
«Assolutamente no. Perché all’ordine del giorno c’è proprio il congresso e questo passaggio deve poter garantire tutti. Si apre una discussione sul progetto politico ed è sui contenuti e non sulle posizioni precostituite che si determinerà la nuova maggioranza che governerà il Pd».

La senatrice Spilabotte, a lei molto vicina, non ha votato l’intesa sulla “diarchia” eppure sostiene che adesso la sua corrente controlli il 100% del partito. E’ d’accordo?
«Fortunatamente non siamo più ai tempi del partito unico. Quella di Maria è stata certamente una battuta. E poi il 100% fa male alla democrazia. Sarà il congresso, lo ripeto, a pesare la forza e la consistenza del pensiero politico. In questo partito, fortunatamente, ci sono tante voci e tante idee. Nel Pd, viva la democrazia, si discute e non c’è un padrone».

L’ex sindaco di Frosinone Michele Marini ha parlato dell’assemblea di domenica scorsa come di «una guerra fra bande». Che risponde?
«Nessuna guerra. E poi questo linguaggio non mi appartiene. Abbiamo discusso e discuteremo di questioni politiche. Il futuro del Pd è nella costruzione di un’alleanza per tornare a vincere, nel progetto politico e nella nostra capacità di rispondere all’ansia e alla domanda di rinnovamento del Paese. Non è uno scontro tra persone, ma un confronto leale e costruttivo per dare più forza e maggiore incisività al Pd».

Anche i renziani vanno all’attacco e definiscono il braccio di ferro fra lei e Scalia una indecorosa resa dei conti sulle poltrone…
«Basta, finiamola con la storia del dualismo fra me e Scalia! Quelli che continueranno a giocare su questo alibi resteranno delusi. Tale dualismo non c’è mai stato e non ci sarà perché il Pd è un partito plurale ed aperto. Le posizioni di ognuno sono state conquistate sul campo attraverso il voto e il consenso della gente, in un rapporto leale ed unitario. Discutere su singole questioni ed avere diverse posizioni in merito non significa rivalità o concorrenza, ma è la forza stessa della democrazia».

Al prossimo congresso provinciale la sua corrente punterà alla leadership?
«Aspetti, io dico che vengono prima i contenuti, non mi interessa la leadership. Voglio che vengano fuori i contenuti politici perché la posta in gioco è molto alta. Il problema del Pd è stabilire cosa vuole essere, quali sono i suoi valori di riferimento, il suo profilo e il suo progetto politico. Perciò ribadisco: prima i contenuti e poi il nome. In ogni caso serve una leadership forte, capace di cambiare ed innovare il Pd».

Magari un giovane?
«Sicuramente sì. E’ stato così anche in campagna elettorale dove mi sono speso per eleggere due giovani, Mauro Buschini alla Regione e Maria Spilabotte in Senato. A proposito: questa è la migliore risposta a chi continua a parlare di dualismo. Sta crescendo una squadra e un gruppo dirigente forte e rinnovato».

Sono in molti però a sostenere che il Pd non andrà lontano con questo correntismo interno così marcato.
«Mi viene da ridere perché tutti quelli che si esprimono contro le correnti il giorno dopo organizzano una corrente. Quindi, da questo tema, nel Pd nessuno si può chiamare fuori. Insomma, chi è senza corrente scagli la prima pietra. Lo dice uno che tre anni fa ha scelto Ignazio Marino, l’unico candidato alla Segreteria che a quel tempo proponeva nel suo documento congressuale lo scioglimento e il superamento delle componenti interne. Insomma, dire io sono il partito e gli altri le correnti non funziona. Il partito siamo tutti. Evidentemente qualcuno se l’è dimenticato».

da Ciociaria Oggi di Venerdì 21 Giugno 2013

Ciociaria Oggi – 21-06-2013

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