La scorsa settimana a Strasburgo, Aung San Suu Kyi ha finalmente potuto ritirare di persona il premio Sakharov per la Libertà di pensiero che le era stato assegnato nel 1990. A quel tempo era agli arresti domiciliari, tenuta in isolamento dalla giunta militare al potere in Myanmar.

Newsletter "l'Europa utile" — 28 ottobre 2013

Newsletter “l’Europa utile” 08-2013


Aung San Suu Kyi ritira a Strasburgo premio Sakharov vinto nel 1990

ritiro_premio_aung_san_suu_kyiLa scorsa settimana a Strasburgo, Aung San Suu Kyi ha finalmente potuto ritirare di persona il premio Sakharov per la Libertà di pensiero che le era stato assegnato nel 1990. A quel tempo era agli arresti domiciliari, tenuta in isolamento dalla giunta militare al potere in Myanmar.

Un fiore giallo tra i capelli, radiosa e visibilmente emozionata, la leader dell’opposizione birmana ha ricevuto il premio dalle mani del Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, mentre l’intero emiciclo si alzava in piedi per applaudirla.

“La libertà di pensiero inizia con il diritto di fare delle domande e il mio popolo in Birmania non ha potuto esercitare questo diritto per molto tempo. Per questo oggi molti dei nostri giovani non sanno bene come porre domande”, ha detto Aung San Suu Kyi di fronte al Parlamento europeo, ringraziando i deputati per il loro supporto nel corso degli anni.

San Suu Kyi, Premio Nobel per la pace nel 1991, ha trascorso 15 anni agli arresti domiciliari prima di essere rilasciata nel novembre del 2010. Da allora si è rilanciata nell’impegno politico per favorire le riforme intraprese dal nuovo governo succeduto alla giunta disciolta nel 2011. Eletta deputato alle elezioni suppletive del 2012 e leader della Lega nazionale per la democrazia (NLD), in queste settimane San Suu Kyi è impegnata in una tournée in Europa per persuadere i principali governi europei a fare pressione sul governo del Myanmar, in particolare perché modifichi la sua Costituzione in senso più democratico.

Infatti, nonostante l’insediamento del Presidente Thein Sein, nel marzo del 2011, e del programma di riforme perseguito dal suo governo semi-civile, l’esercito continua a conservare l’impunità dinanzi alla giustizia e un potere troppo ampio, oltre a un coinvolgimento diretto nelle attività economiche più importanti del Paese (sfruttamento della giada, del legname, del petrolio e del gas).

L’Unione europea ha adottato una strategia globale volta a sostenere il Myanmar in previsione delle decisive elezioni politiche del 2015, e sta supportando il Centro per la pace del Myanmar con l’obiettivo di favorire una riconciliazione nazionale. Video

Torna su


Strasburgo: la settimana in pillole – 21-24 ottobre 2013

plenariaPesca sostenibile: accordo EU per 6,5 miliardi di euro
Con questa riforma il Parlamento europeo boccia la proposta di finanziamento di nuove imbarcazioni e promuove, invece, lo stanziamento dei fondi europei per la creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani pescatori. Le proposte di legge approvate in plenaria a Strasburgo permetteranno ai pescatori di rispettare il divieto di rigetto, oltre alle norme di sicurezza e alle misure riguardanti le infrastrutture portuali. Testo

Aung San Suu Kyi ritira premio Sakharov
A ventitré anni dall’assegnazione, Aung San Suu Kyi ha finalmente ritirato oggi a Strasburgo il premio Sakharov per la libertà d’espressione. La leader birmana della Lega nazionale per la democrazia ha ringraziato gli eurodeputati per il sostegno al proprio Paese e ha concluso il suo intervento rivolgendo un appello all’Europa: “Spero che ci aiuterete a liberare il nostro popolo dalla paura, perché questa paura esiste ancora”. Video

Flussi migratori Mediterraneo: no a punizione dei soccorritori
Gli Stati membri devono raddoppiare gli sforzi e rispettare i loro obblighi internazionali di soccorso in mare affinché tragedie come quella di Lampedusa non si ripetano mai più. Con questo messaggio il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a rivedere le normative che puniscono i soccorritori dei migranti in difficoltà. Testo

Criminalità organizzata, riciclaggio di denaro e corruzione
Con la Relazione approvata oggi in plenaria il Parlamento europeo stabilisce un piano d’azione per la lotta alla criminalità organizzata, il riciclaggio di denaro e la corruzione che concentra gli sforzi di tutti gli Stati membri in un quadro unitario. Tra le proposte: il rafforzamento della cooperazione giudiziaria e l’istituzione di una Procura europea per il coordinamento delle azioni nazionali. Testo

Detenzione attivisti Greenpeace
Mercoledì gli eurodeputati hanno espresso la loro preoccupazione in merito alle “accuse sproporzionate” rivolte ai ventotto attivisti di Greenpeace e ai due giornalisti freelance rinchiusi da più di un mese nelle carceri russe. L’UE ha dato il proprio appoggio alla causa degli attivisti riconoscendo la pericolosità delle trivellazioni nell’Artico. Proprio durante il dibattito in plenaria è giunta l’attesa notizia del ridimensionamento dell’accusa: da “pirateria” a “vandalismo”. Video

Sospensione dei dati bancari UE-USA in risposta alle intercettazioni della NSA
Nella risoluzione approvata mercoledì, il Parlamento invita l’UE a sospendere il suo accordo con gli Stati Uniti sul programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP), in risposta alle presunte intercettazioni della NSA di dati internazionali sui bonifici bancari dei cittadini europei raccolti dalla società belga SWIFT.
Inoltre, i 28 Stati membri riuniti a Bruxelles per il Consiglio europeo hanno tutti chiesto spiegazioni a Washington. Parigi e Berlino chiedono entro l’anno agli Usa un “codice” dello spionaggio. Testo

PE incalza Consiglio europeo sull’Agenda digitale
Per i deputati europei il rilancio dell’Agenda Digitale vuol dire innanzitutto stanziare risorse adeguate nel quadro della prossima programmazione 2014-2020. Nell’ambito del dibattito congiunto sul Rapporto Trautmann e sulla questione orale sul mercato unico digitale, presentata dal gruppo dei Conservatori europei, il Parlamento ha, infatti, richiesto maggiori risorse per un settore che deve svolgere il ruolo di motore per la crescita e l’occupazione in Europa. Testo

Torna su


PE chiede risorse adeguate per mercato unico digitale

consiglio_europeoRisorse adeguate. Questa la pressante richiesta del Parlamento europeo alla vigilia del vertice europeo sul futuro dell’Agenda Digitale. Se ne è discusso giovedì scorso a Strasburgo, nell’ambito del dibattito congiunto sul Rapporto Trautmann e sulla questione orale sul mercato unico digitale, presentata dal gruppo dei Conservatori europei.

Al di là dei testi in discussione (uno, il Rapporto Trautmann sul futuro del mercato unico digitale; l’altro, un’interrogazione alla Commissione europea sui limiti della nuova proposta legislativa della Commissaria Kroes), il dibattito si è spostato inevitabilmente sull’imminente vertice Ue, il cui primo punto all’ordine del giorno sarebbe stato proprio il completamento del mercato unico digitale e il futuro dell’Agenda Digitale per l’Europa.

Per i deputati europei, a cominciare dai Socialisti e Democratici, rilanciare l’Agenda Digitale vuol dire innanzitutto stanziare risorse adeguate nel quadro della prossima programmazione 2014-2020. Risorse a favore del potenziamento della rete infrastrutturale, della sicurezza, per la creazione di reti di nuova generazione, che vuole esplorare le potenzialità di un eventuale sistema di clouding europeo, e con un approccio pro-competitivo nei confronti del mercato delle TLC e dei vantaggi per i consumatori. Tuttavia, anche in questi ultimi giorni il Consiglio ha continuato a puntare al ribasso, presentando proposte molto al di sotto della soglia minima indicata dalla Commissione europea ormai più di un anno fa. In tutto questo, il peso del Parlamento europeo sarà determinante, come lo fu nel 1984 e 1998 quando l’Assemblea di Strasburgo decise di bocciare la proposta di bilancio, inducendo in un caso il Presidente della Commissione europea (Jacques Santer) a rassegnare le dimissioni.

Nel dibattito, si è inevitabilmente inserito il riferimento agli impegni assunti dall’Ue per un regolamento che abolisca completamente tutte le tariffe di roaming all’interno dell’Unione entro il luglio 2016. In un primo intervento pubblico sul tema nel luglio scorso, la Commissaria Kroes aveva parlato di completa abolizione delle tariffe di roaming intra-Ue entro il 2015. Ma pur non riguardando il tema specifico del roaming, la sua ambiziosa proposta di regolamento per il mercato unico digitale predispone una soluzione infrastrutturale che sposta tutto in avanti di un anno. Paradossalmente, è come se la Commissione con gli impegni assunti pubblicamente avesse ammesso di essersi sbagliata a rigettare la proposta avanzata ripetutamente a partire dal 2011 dai Socialisti e Democratici per la completa abolizione del roaming europeo. “Abbiamo perso tempo prezioso” ha avuto voluto sottolineare intervenendo in aula l’eurodeputato Francesco De Angelis, per il quale “ora è necessario innanzitutto chiudere al meglio la difficile contesa con il Consiglio sul bilancio, e poi guardare alle enormi potenzialità di questo settore in termini di innovazione, sviluppo economico, occupazione e semplificazione amministrativa.”

L’esame parlamentare della complessa proposta legislativa sul mercato unico digitale in Europa è previsto per i primi mesi del 2014, anche se a molti commentatori appare poco plausibile che un Parlamento in scadenza voglia entrare nel merito di scelte tanto complesse e articolate (la proposta di regolamento spazia dalla gestione dello spettro radio alle soluzioni infrastrutturali per la banda ultra larga) in così poco tempo. Più probabile, invece, che questa assemblea avvii l’iter parlamentare, ma che le scelte di merito vadano in capo al Parlamento europeo prossimo venturo. Testo

Torna su


L’Europa dichiara guerra alla criminalità organizzata

crimine_organizzatoCon più di 3600 organizzazioni internazionali il crimine organizzato ha ormai superato le barriere dei singoli Stati membri. Le attività legate al riciclaggio di denaro e ai traffici illegali costano all’Europa l’1 % del PIL.

La gravità di questa situazione richiama, dunque, alla necessità di una mobilitazione più ampia e coordinata dei Paesi europei. In tale contesto, la creazione a marzo 2012 di una Commissione Speciale sulla criminalità organizzata ad opera del Parlamento europeo rappresenta un passo avanti nella lotta internazionale contro la malavita.

In continuità con il lavoro svolto dal Commissione, la Relazione approvata la scorsa settimana a Strasburgo, ha finalmente stabilito un piano d’azione specifico per il periodo 2014-2020 di lotta alle organizzazioni criminali in tutto il territorio dell’Unione europea.

Le nuove norme mirano innanzitutto ad attaccare la criminalità organizzata sul piano finanziario: l’abolizione del segreto bancario e dei paradisi fiscali sono due dei principali provvedimenti che permetteranno di ostacolare l’evasione e l’elusione fiscale e di ristabilire l’equità.

Inoltre, la Relazione mette in evidenza la capacità del crimine organizzato di infiltrarsi all’interno delle istituzioni per sfruttarne le risorse. Sono previste quindi normative molto rigide per le aziende che intrattengono rapporti con le organizzazioni criminali, tra questi l’esclusione dagli appalti pubblici per un periodo di cinque anni.

Altro punto di forza della nuova strategia è la migliore coordinazione degli sforzi a livello europeo. Una delle proposte in proposito riguarda l’istituzione di una Procura europea per il coordinamento delle autorità nazionali ed il rafforzamento della cooperazione giudiziaria e delle forze di polizia. Testo

Torna su


Il futuro del settore vinicolo europeo

futuro_settore_vinicolo_europeoLe riforme del settore vitivinicolo adottate dall’Unione europea negli ultimi cinque anni, hanno portato alla progressiva liberalizzazione del settore. Dalla confluenza delle varie Organizzazioni Comuni di Mercato (OCM) in un’unica OCM nel 2008, fino alla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) del 2013, il settore vinicolo è stato soggetto a cambiamenti radicali, molti dei quali mirati a liberalizzare le pratiche enologiche.

Nell’ambito del settore vitivinicolo, l’ultima riforma della PAC si trova a rispondere a diverse esigenze: da una parte c’è la necessità di liberalizzare il mercato rafforzando così la competitività del settore a livello mondiale e dall’altra la richiesta da parte dei principali Paesi produttori di vino di tutelare gli interessi degli operatori locali e delle piccole aziende.

Le novità toccano ogni aspetto del settore: dall’introduzione di nuove categorie di vini, alla liberalizzazione delle pratiche enologiche e di etichettatura, all’eliminazione dei diritti di impianto e, infine, all’introduzione di nuove misure di sostegno del mercato e dei programmi nazionali.

Inevitabilmente l’approvazione di norme aggiuntive e il rafforzamento di misure a favore di un mercato sempre più “aperto” hanno provocato la reazione di alcuni Stati membri.

All’interno del Parlamento europeo le preoccupazioni degli eurodeputati si sono tradotte in un’interrogazione orale presentata in plenaria a Strasburgo il 24 ottobre. In tale occasione, Astrid Lulling – rappresentante della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale – si è rivolta al rappresentante della Commissione europea per interrogarlo riguardo al futuro del settore vitivinicolo in Europa. Lulling ha dato voce al timore di un’ulteriore complicazione delle norme che regolano tale settore con ricadute negative sugli operatori. Anche Paolo De Castro – eurodeputato della Commissione AGRI – ha richiamato alla necessità di snellire le pratiche burocratiche, che sottraggono ai viticultori almeno il 30%, con ricadute negative sulle entrate.

Critiche particolarmente dure sono state lanciate dai rappresentanti dei Paesi europei produttori di vino. Paesi come l’Italia, il cui settore agroalimentare si basa in gran parte sulla produzione degli impianti DOP e IGP, sarebbero danneggiati da alcune delle norme previste, in particolare quelle relative alla liberalizzazione delle pratiche di etichettatura. Infatti, mentre queste ultime rafforzerebbero la produzione di vini senza indicazione geografica – ad esempio i vini statunitensi – andrebbero invece a sfavore di quelli DOP e IGP.

Un altro punto critico della riforma è l’abolizione del diritto di impianto, prevista per il 2018. Tale sistema contribuisce a preservare l’azienda viticola legata al territorio. Le aziende vinicole temono che la sua eliminazione porterebbe al logoramento dell’economia del settore.

Benché sia ancora troppo presto per dire quali saranno gli effetti della nuova Politica Agricola europea sul settore vitivinicolo, il messaggio degli Stati membri è chiaro: “lasciate in pace i nostri viticultori!”. Testo

Torna su


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


— richiesto *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>