Elezioni, De Angelis mattatore lancia la volata al Pd

Il Pd, lui, l’ha sempre voluto unito, «perché solo se è coeso – ha sempre detto – vince». E questo pomeriggio il Partito demcoratico gli ha dimostrato che viaggiare tutti nella stessa direzione non è una chimera e che la sua persona, nel centrare questo obiettivo, può davvero fare la differenza. All’apertura della sua campagna elettorale non mancava davvero nessuno: la segreteria provinciale, i candidati alla Camera, quelli al Senato, alla Regione, sindaci e amministratori. Ma anche esponenti delle associazioni di categoria, imprenditori. E poi, di nuovo lui: il presidente nazionale Matteo Orfini, tornano in Ciociaria per sostenere la sua corsa alla Camera dei deputati. Praticamente, tutti i dem si sono stretti intorno a lui, Francesco De Angelis. Che per l’occasione ha scelto le parole di “A mano a mano”, splendida canzone interpretata dall’indimenticable Rino Gaetano. Al Fornaci Cinema Village si sgomitava. In una sala a dir poco gremita, il presidente dell’Asi ha detto e ribadito la sua sul voto del 4 marzo. Ma prima ancora ha voluto non far mancare il proprio plauso al governatore Zingaretti e al ministro Calenda per aver salvato il posto di lavoro dei trecento operai dell’Ideal Standard, da oggi di proprietà della Saxa Gres. «Un’intesa, quella alla quale hanno lavorato – ha detto – che rappresenta la piena dimostrazione di cosa significhi buon governo».

«Di campagne elettorali – ha quindi aperto – ne ho fatte tante. Tutte difficili, come questa. Eppure, sono convinto che se in questi venti giorni che ci separano dal voto ognuno farà la propria parte, il Pd vincerà e risulterà la prima forza del Paese. Quello che, però, noto è che c’è ancora troppo timore, troppa timidezza. Ecco, questi due elementi devono sparire perché per centrare il risultato non dobbiamo inventarci nulla, né fare promesse roboanti. Sarà, infatti, sufficiente essere orgogliosi di ciò che siamo e di quello che abbiamo fatto: la disoccupazione è scesa, ma al contempo sono saliti Pil, consumi, reddito delle famiglie e, se a qualcuno non bastasse, anche la produzione industriale. Certo, c’è ancora da fare. E pensando a quello che io ho sempre ritenuto essere una priorità, dico che occorre mettere in sintonia la crescita con il tema delle diseguaglianze sociali».

Quindi ha lanciato un chiaro messaggio a chi chi sostiene che il Pd abbia perso la propria identità di partito di sinistra: «La tutela dei diritti civili, il Dopo di noi… Chiedo a chi ci muove queste accuse come cataloghi le nostre riforme e leggi. La verità è che noi siamo sempre stati, siamo e resteremo una grande forza democratica e antifascista. E se oggi qualcosa a sinistra si è rotto, non è di certo colpa nostra, ma di chi ha preferito creare un altro piccolo partito, di cui l’Italia non ha certo bisogno».

Non sono mancati passaggi sulla legge elettorale, «che poteva essere fatta meglio», e sui sondaggi, «che lasciamo agli altri perché noi pensiamo a vincere le elezioni», ma soprattutto un ringraziamento alla famiglia presente in sala «che sopporta, ancora dopo tanti anni, le mie lunghe assenze, consentendomi di essere qui con voi stasera».

Il la, questo, per una conclusione a lui cara: «Sarò anche in posizione eleggibile, ma potevo non esserlo. L’importante non è il piazzamento, l’importante è entrare nell’ottica che per vincere servono i voti. Servono i voti al Pd. E, allora, pancia a terra e buona campagna elettorale a tutti».

Sulla stessa lunghezza d’onda gli interventi degli altri ospiti sul palco: Lucio Fiordalisio, Domenico Alfieri, Francesca Cerquozzi, Gianrico Ranaldi e Nazzareno Pilozzi.

Così pure Matteo Orfini, a cui è toccato il compito di calare il sipario sulla manifestazione. Da parte sua non sono mancate bordate agli avversi, Lega, Movimento Cinque Stelle e Forza Italia, ma neanche agli ex alleati: «Ci sono persone che continuano a spiegarmi cosa comporti essere di sinistra. Per carità – ha chiosato – sono sempre stato ben disposto nei confronti di suggerimenti e critiche, purché costruttive. Quello che voglio dire, però, è che non accetto lezioni da chi è stato per venti anni al Governo, poteva fare cose di sinistra, ma non le ha fatte».

E ancora: «Gli ottanta euro, il salario minimo, un lavoro più stabile, le unioni civili e il reddito di inclusione sono solo alcune delle misure che raccontano i nostri cinque anni di legislatura, ma tanto altro ci sarabbe da dire. E allora mettiamo impegno nel raccontare il nostro lavoro e i risultati raggiunti perché questa è la sola strada che ci porterà a vincere la sfida del 4 marzo».

Ciociaria Oggi – 13-02-2018

L’Inchiesta – 13-02-2018

La Provincia – 13-02-2018

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